Topolini alla riscossa Il viaggio di Darwin dal grande schermo alle console HD. Chi si ricorda qualcosa dei tie-in di Cars – Motori ruggenti, Wall-E, Ratatouille, Kung-Fu Panda, Surf's Up: I Re delle Onde, Shrek o de Gli Incredibili? Immaginiamo quasi nessuno visto il basso livello produttivo e realizzativo che di solito accomuna i giochi tratti dai film di animazione pixariani e non, ma non è detto che con G-Force, cartoon in CGI di Walt Disney Pictures, il risultato non possa essere l’opposto. Il film ha infatti convinto poco o nulla la critica e anche gli incassi, seppur discreti, si sono rivelati ben inferiori ai campioni del genere nonostante l’attrattiva del 3D e un Re Mida alle spalle come Jerry Bruckheimer. Eppure bastano pochi minuti in compagnia di questo gioco per accorgersi subito di come la parola tie-in non faccia rima per una volta con "patacca".
QUANDO I ferri da stiro SI RIBELLANO Eurocom Entertainment Software, che conosciamo già per titoli di buon livello come Sphinx and the Cursed Mummy e Quantum of Solace, ha preso piuttosto seriamente questo progetto, non limitandosi a sfruttare l'hype del film per realizzare un giochino qualunque, ma unendo elementi di diversi generi in una miscela che fin da subito riesce a farsi interessante. Certo, anche G-Force rimane un titolo per certi punti di vista infantile e poco adatto agli "hardcore gamer", ma difficilmente con simili protagonisti (il topolino da laboratorio Darwin e la mosca Mooch) si poteva pretendere qualcosa di più serio e adulto, come d’altronde ha dimostrato il film stesso. Nei panni di Darwin, versione in miniatura di Sam Fisher con tanto di visore notturno e gadget in gran quantità, dobbiamo sconfiggere i malvagi progetti del milionario Leonard Saber combattendo contro i suoi "robot" casalinghi convertiti al male come tostapane, computer, ferri da stiro, sveglie e altre diavolerie apparentemente innocue ma in realtà pericolosissime. Il plot, nonostante alcune reminiscenze kinghiane (il tema è bene o male quello di Brivido), è poca cosa, ma se non altro quasi tutti i personaggi del film come Juarez e Blaster compaiono spesso nei filmati di intermezzo e le voci fuori campo, che ci istruiscono sulle varie missioni e ci aiutano a superare i passaggi più difficili, sono un tocco piacevole capace di aggiungere un po' di profondità a una trama altrimenti banale e priva di spunti davvero interessanti.
IL GAMEPLAY CHE NON TI ASPETTI Fondamentalmente G-Force è un action-game con visuale in terza persona e innesti di stealth (il gioco inizia proprio con un'incursione in stile Metal Gear Solid), sparatutto, platform e piccoli puzzle da risolvere per procedere negli ambienti ultratecnologici del gioco. Darwin ha molte frecce al suo arco; è munito di jetpack per sfuggire ai nemici e raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili, può ricevere informazioni sugli oggetti tramite uno scanner, ha un attacco principale per gli scontri a breve distanza e può utilizzare diversi tipi di armi da fuoco ottenibili nel corso del gioco. In qualsiasi momento possiamo prendere il controllo di Mooch per intrufolarci in passaggi minuscoli, sbloccare alcuni controlli elettronici e persino rallentare il tempo per passare in mezzo a ventole, porte "dentate" e altre trappole assortite. Tutti questi elementi, a cui si aggiungono combattimenti misti (ravvicinati e a distanza), rendono il gameplay decisamente vario e avvincente, con un efficace equilibrio tra azione e parti più calme e ragionate e la possibilità di far progredire il nostro alter-ego con numerosi upgrade e nuove armi. Ciò è possibile raccogliendo microchip sparsi per i livelli e gettoni d'oro, che vanno poi utilizzati in distributori automatici dove si possono anche ricaricare le munizioni e l’energia (non mancano comunque piccoli medipack da raccogliere nelle fasi di gioco).
PERFEZIONE MANCATA Le meccaniche di gioco si dimostrano insomma solide e sufficientemente profonde anche nella concezione degli enigmi, che spesso richiedono prontezza di riflessi e un minimo di intuito (come nel caso del laser rosso per sfondare porte e casseforti); gli stessi inserti di guida a bordo di un mini-hoover (se così si può definire) non sono affatto male e a convincere sono soprattutto i combattimenti, concepiti in modo da alternare diversi approcci come il jetpack per fare fuoco dall’altro o l’utilizzo delle diverse armi a seconda dei nemici che ci troviamo di fronte. Se poi aggiungiamo una longevità di tutto rispetto (i meno esperti mettano pure in conto dalle otto alle dieci ore), ecco che G-Force può tranquillamente ambire ai primi posti tra i tie-in di quest’anno, anche se non tutto può dirsi perfettamente riuscito. Le ambientazioni tendono infatti a ripetersi troppo tra condotti di areazione, stanze e laboratori piuttosto anonimi e corridoi, ma anche i nemici non riservano grosse sorprese da metà gioco in poi e su questo versante un po’ più di varietà non avrebbe certo guastato; spiace inoltre non trovare nessuna concezione al multiplayer e anche giocare nei panni degli altri topolini avrebbe certamente favorito una maggior varietà di gioco. Per quanto riguarda invece il reparto grafico, sostanzialmente identico per Xbox 360 e PlayStation 3, dobbiamo rimarcare il buon dettaglio di Darwin e un impatto generale più che sufficiente, anche se i modelli poligonali dei Personaggi Non Giocanti umani sono decisamente rozzi e poco rifiniti. Volendo, si può giocare a G-Force attivando la modalità in 3D e indossando i classici occhialini anaglifici compresi nella confezione di entrambe le versioni, ma sinceramente già dopo dieci minuti il fastidio inizia a prendere il sopravvento e anche là dove l’impatto tridimensionale è evidente il risultato finale non è poi questa gran cosa. Postilla finale per l’ottimo doppiaggio inglese delle due edizioni provate, anche se la versione disponibile nei nostri negozi dovrebbe essere interamente localizzata in italiano (e non sappiamo con quali esiti). di Francesco Destri 11/10/2009
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